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Il 24 maggio del '98 alle ore 12,00 Joshua si stacca dal molo di Muggia,
salutato dalla cittadinanza, Autorità, Rai, banda cittadina dell'ONGIA, le sue amate figlie e i fedeli amici.

Partenza:
articolo del Piccolo di Trieste
Joshua si spingeva umilmente:
vele al momento buone ma vecchie e senza alcun giuoco di ricambio, motore stanco di 25 anni, senza radio SSB, radar
guasto e irreparabile per il costo, un GPS, un sestante, un cellulare ed un VHF.
Nessuna altra sofisticheria, meteofax... computer.... stazione del vento....
Prima tappa Canarie, dove si deve dare una sistemata alle vele.
Canarie:
articolo del Piccolo di Trieste
Dopo 37 giorni di traversata Atlantica Joshua àncora a Rio de Janeiro.
Qui riesce a installare una radio, riesce ad attrezzarsi e parte per Capo
Horn.
Trova sfortuna, e senza che ne abbia responsabilità collide con una petroliera
nel pericoloso stretto di Le Maire, (Tierra del Fuego) che semi-distrugge
Joshua.
Un lavoro di riparazione durato molti mesi nell'inclemente clima della cittadina alla fine del mondo:
Ushuaia.

Vento gelido, neve, temperature che hanno raggiunto i - 20°C, accompagnano con lacrime
di sofferenza i lavori alle crocette, strallo e sartiame di entrambi gli alberi.
Il 1° luglio '99 (in pieno inverno australe) Giovanni e Joshua doppiano per la prima delle 4 volte, il mitico
e temibile Capo Horn che, forse irritato per questo affronto, solo un paio d'ore dopo aver scattato una foto, gli
renderà la vita durissima per 6 giorni. L' 8 luglio '99 lo si vede tornare molto malconcio, ma con i propri
mezzi a Ushuaia.
Con amarezza indicibile e soli 200 $ in tasca, superato lo sconforto, Giovanni lavora per molti mesi,
in una grande segheria a Tolhuin, in mezzo ai monti della Tierra del
Fuego, dal clima impietoso e rigido
quanto Ushuaia.
Nei mesi che seguono racimola il minimo indispensabile per poter scappare da quei posti. Joshua oltretutto non
ha nessuna forma di riscaldamento, ed affrontare un secondo inverno, sarebbe
duro, ..molto duro, ..forse troppo.
In un ennesimo articolo di un quotidiano, il mancato sponsor "lo libera"
ufficialmente dall'impegno ritenendolo
libero di interrompere il viaggio e/o tornarsene a casa. Dopo questo articolo, ripreso e ripubblicato in lingua
locale dal "Diario del Fin del Mundo" di Ushuaia, in molti cercano di aiutarlo.
Perché in realtà Joshua non può né proseguire,
né tornare indietro..
Ma il popolo operaio é povero, e laggiù é tutto semplicemente carissimo, oltre che introvabile
perché inesistente.
Riceve però molto incoraggiamento, solidarietà e amicizia, elementi questi molto determinanti, che
gli ridanno la carica e l'energia per digrignare nuovamente i denti.
Nel suo lungo permanere in Tierra del Fuego, Giovanni , grazie al suo incredibile destino, conosce Nancy, che oggi
è sua moglie.
Poco prima di lasciare nuovamente Ushuaia sempre con prua Ovest, Giovanni riceve una sorprendente quanto inaspettata
manifestazione di solidarietà ed aiuto economico.
Viene contattato da un nutrito gruppo di appassionati della vela, appartenenti ad una "mailing", chiamata
appunto VeLista.
Giovanni, in data 13 ottobre 2000, si trova
ancorato nella baia di Puerto Natales (Cile) ed è in attesa di ricevere dall'Italia un pacco contenente i ricambi
acquistati e spediti dal gruppo di appassionati sostenitori. Ricambi
essenziali per poter riprendere la navigazione attraverso il Pacifico.
Questo viaggio è tutt'ora privo di sponsor
e non è più vincolato al doversi compiere in 2 anni. Chi
fosse interessato può stabilire il contatto : mivida@antartidemivida.it
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