La mail di Gianni

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Il sogno

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Le Maire 

(trasmesso da F. Percovich)


**  CURRICULUM  **

 

Nato a Trieste il 25 agosto del 1947.

Dalla stessa città natale, di antiche tradizioni marinare e dal proprio padre, ufficiale sommergibilista della Marina Militare Italiana, Giovanni Leone ha imparato ad amare e rispettare il mare.

Crescendo, ha avuto molte esperienze di lavoro, apprendendo a lavorare il pellame, il legno, il ferro, la vetroresina.
La grande passione giovanile per i motori, gli ha fatto apprendere la loro tecnica, i loro segreti e la loro riparazione.
Per un decennio cavalca grossi TIR, da solo, sempre senza il secondo autista.
La sua indole indipendente passa da semplice camionista ad imprenditore del settore.

Durante questo periodo si cimenta anche con corsi di pilotaggio aereo, ma la sua Barca di allora, la Coolandrona è all'ormeggio.

In un paio d'anni mette insieme un buon parco macchine : 2 autotreni cassonati con rimorchio, 2 autoarticolati cassonati, 1 autoarticolato porta containers, e un furgone VW, come officina mobile insieme ad un paio di piccole vetture di servizio.
I trasporti venivano effettuati dall'Europa, verso la Yugoslavia e fino in Iraq. Nell'ultimo periodo di attività, la quasi totalità del lavoro era stato concentrato tra l'Italia e Iraq, per questa ragione poco prima dei disordini di Bagdad con il Kuwait, fu costretto a cessare l'attività aprendo un'officina meccanica di manutenzione motori marini diesel e benzina con un settore dedicato ai fuoribordo.

Nel secondo anno di attività, stipula un contratto di assistenza per interventi a bordo e soccorso in mare con l'EUROP ASSISTANCE.
IL Suo diventa il Centro di assistenza ed aveva una copertura che partendo da Trieste raggiungeva i confini con l'Albania; includendo tutta la costa della Dalmazia, isole comprese, ed il pezzo di Montenegro comprendente Budva e le Bocche di Cattaro.

Gestiva un'imbarcazione veloce per interventi rapidi o trasporto di un medico. E di un'imbarcazione medio-grande adatta ad effettuare traini delle imbarcazioni danneggiate o in avaria, che intendevano essere riportate in Italia. Mentre avveniva tutto questo, la sua barca a vela aspettava sempre invano....

Poi accadde qualcosa, che gli cambiò nuovamente la vita.
Un serio incidente, occorsogli durante i lavori di manutenzione dell'imbarcazione per rimorchi, gli procurò fratture multiple ad entrambe le gambe, costringendolo a letto in ospedale per diverso tempo. Ci volle più di un anno per tornare operativo, ma con qualcosa che era cambiato in Lui ....

L'Europ Assistance sollecitava la ripresa dell'attività stagionale, ma Giovanni aveva un altro richiamo ... Era sempre il mare, ma stavolta in chiave diversa...
Ormai da tempo divorziato, con le due figlie Alessandra ed Emanuela adulte ed autosufficienti, senza impegni sentimentali, debiti o legami di altra natura, decise di cambiare il corso della sua vita.

_Alessandra

Emanuela_

Cedette tutto quello che aveva e col saldo economico della sua vita trasformò un motorsailer, il Mi Vida IIª in una imbarcazione vivibile in mare anche per lunghi periodi.
Salpò , lasciando nella sua scia una promessa: "...tornerò ....", senza però sapere quando..

Seguirono 5 anni in Mediterraneo, con una preferita frequentazione delle coste greche e turche, durante i quali é tornato a Trieste solo un paio di volte e per brevissimi periodi. Svernava in genere tra il Dodecanneso, la Turchia o la Tunisia.

 

**  Il sogno-Impresa  **

 

Intorno al '94 attraverso la fortuita conoscenza in Atene di un nuovo amico italiano, il sogno della sua vita iniziò a concretizzarsi.
La fortuna gli stava offrendo quello che sempre gli era mancato per i "grandi viaggi" che sognava:  una barca d'acciaio, oceanica, solida, possente. Un Joshua !!

Un autentico Joshua del cantiere francese META, uno dei pochi esemplari esistenti in tutto il pianeta.
Dopo due anni gli occhi di Giovanni vedono il Joshua alato a Corfù.
Con i pochi mezzi a disposizione, Giovanni definisce i gradi di priorità di intervento e si predispone a revisionare tutto il possibile, rifacendo anche tutte le pitture che avrebbero dovuto durare anni: la coperta intera e l'opera morta, inevitabilmente l'opera viva e pratica migliorie alla ferramenta di coperta, rinvii, nuove posizioni ai winch... ecc. ecc.

Il sogno prendeva forma. Un giro del mondo in solitario da Est a Ovest controvento. Nessun canale, nessuno stretto, nessuna scorciatoia o semplificazione; solo doppiando i Grandi Capi, come una volta, come i grandi navigatori storici, quando non c'erano alleati GPS, radar o telefoni satellitari per essere tutti i giorni col cuore sostenuto dal mondo.
Non si poneva, all'ora, nessun limite di tempo, solo una base stimata di 4 o 6 anni.  Che fretta c'era ? 
  ...Forse non sarebbe più tornato....

Durante i lavori a Corfù c'erano però amici che a Trieste parlavano di Lui, in chiave amica e di stima.
Così, il Comune di Muggia stimolato da questa avventura, si interessò a questo lungo viaggio.
E Giovanni fu invitato a tornare a Trieste insieme a Joshua, per metterla a disposizione ad eventuali sponsor ed effettuare una partenza ufficiale, non da Corfù, ma da Muggia (TS).

Fu così che nel settembre '97 Joshua approdò a nel porto della città marinara. Il Piccolo, giornale del luogo, informò i lettori e appassionati che la copia del celebre Joshua, ora al museo di La Rochelle, sarebbe stato presente nella Barcolana, infatti Joshua era stato iscritto con il n° 201 alla regata più frequentata del mediterraneo.

Seguirono mesi di ulteriore preparazione, di ricerca e acquisizione di tutta la cartografia e documentazione necessaria ad un viaggio di questo tipo.
Oltre 1.200 le carte nautiche, una quarantina i portolani, tavole di marea, effemeridi, tavole HO 214, pilot chart di tutti gli oceani ed una quantità di altri testi nautici di altra natura.
Dietro tutto questo frenetico lavorìo e denaro necessario aleggiava
(*) uno sponsor.
Per la sua presenza il Giro del Mondo era stato "compresso" a soli 2 anni, in maniera di essere di ritorno e chiudere il Giro a Muggia, in occasione dell'inaugurazione del nuovo Marina Porto S.Rocco, di Muggia.
Probabilmente era stata snaturata la filosofia iniziale, ma si sa che gli entusiasmi sono sempre il detonatore di ogni grande conquista.

(*) Solamente aleggiava, perchè poi nulla si è concretizzato. Solo diversi incontri con il Sindaco e molte parole ma alla fine nessuna concretezza.


**  La cronaca ad oggi  **

Il 24 maggio del '98 alle ore 12,00 Joshua si stacca dal molo di Muggia, salutato dalla cittadinanza, Autorità, Rai, banda cittadina dell'ONGIA, le sue amate figlie e i fedeli amici.


Articolo del Piccolo di Trieste:  Partenza

Joshua si spingeva umilmente:
vele al momento buone ma vecchie e senza alcun giuoco di ricambio, motore stanco di 25 anni, senza radio SSB, radar guasto e irreparabile per il costo, un GPS, un sestante, un cellulare ed un VHF.
Nessuna altra sofisticheria, meteofax... computer.... stazione del vento....

Prima tappa Canarie, dove si deve dare una sistemata alle vele.

Articolo del Piccolo di Trieste:  Canarie

Dopo 37 giorni di traversata Atlantica Joshua àncora a Rio de Janeiro.
Qui riesce a installare una radio, riesce ad attrezzarsi e parte per Capo Horn.

Trova sfortuna, e senza che ne abbia responsabilità collide con una petroliera nel pericoloso stretto di Le Maire, (Tierra del Fuego) che semi-distrugge Joshua.
Un lavoro di riparazione durato molti mesi nell'inclemente clima della cittadina alla fine del mondo: Ushuaia.

Vento gelido, neve, temperature che hanno raggiunto i - 20°C, accompagnano con lacrime di sofferenza i lavori alle crocette, strallo e sartiame di entrambi gli alberi.

Il 1° luglio '99 (in pieno inverno australe) Giovanni e Joshua doppiano per la prima delle 4 volte, il mitico e temibile Capo Horn che, forse irritato per questo affronto, solo un paio d'ore dopo aver scattato una foto, gli renderà la vita durissima per 6 giorni. L' 8 luglio '99 lo si vede tornare molto malconcio, ma con i propri mezzi a Ushuaia.

Con amarezza indicibile e soli 200 $ in tasca, superato lo sconforto, Giovanni lavora per molti mesi, in una grande segheria a Tolhuin, in mezzo ai monti della Tierra del Fuego, dal clima impietoso e rigido quanto Ushuaia.
Nei mesi che seguono racimola il minimo indispensabile per poter scappare da quei posti. Joshua oltretutto non ha nessuna forma di riscaldamento, ed affrontare un secondo inverno, sarebbe duro... molto duro.. forse troppo.

In un ennesimo articolo di un quotidiano, il mancato sponsor 
"lo libera"  ufficialmente dall'impegno ritenendolo libero di interrompere il viaggio e/o tornarsene a casa. Dopo questo articolo, ripreso e ripubblicato in lingua locale dal "Diario del Fin del Mundo" di Ushuaia, in molti cercano di aiutarlo. 

Perché in realtà Joshua non può né proseguire, né tornare indietro..

Ma il popolo operaio é povero, e laggiù é tutto semplicemente carissimo, oltre che introvabile perché inesistente.
Riceve però molto incoraggiamento, solidarietà e amicizia, elementi questi molto determinanti, che gli ridanno la carica e l'energia per digrignare nuovamente i denti.

Nel suo lungo permanere in Tierra del Fuego, Giovanni , grazie al suo incredibile destino, conosce Nancy, che oggi è sua moglie.

Poco prima di lasciare nuovamente Ushuaia sempre con prua Ovest, Giovanni riceve una sorprendente quanto inaspettata manifestazione di solidarietà ed aiuto economico.
Viene contattato da un nutrito gruppo di appassionati della vela, appartenenti ad una "mailing", chiamata appunto VeLista.

Giovanni, in data 13 ottobre 2000, si trova ancorato nella baia di Puerto Natales (Cile) ed è in attesa di ricevere dall'Italia un pacco contenente i ricambi acquistati e spediti dal gruppo di appassionati sostenitori. Ricambi essenziali per poter riprendere la navigazione attraverso il Pacifico.

Questo viaggio è tutt'ora privo di sponsor e non è più vincolato al doversi compiere in 2 anni.  Chi fosse interessato può stabilire il contatto :  mivida@antartidemivida.it 


Giovanni e Joshua, dopo essere arrivati a Puerto Montt, per ragioni economiche e seri problemi legati a corrosione in coperta a piede d'albero, costose manutenzioni necessarie, vele da cambiare ecc.,  hanno sospeso il viaggio.  Joshua è stato a malincuore venduto e Giovanni è tornato in Italia per ripristinare le sue finanze con il lavoro.  Ripartirà nuovamente dall'Italia nel 2007 con altra imbarcazione, ma consevando il medesimo spirito, la medesima filosofia e le medesime intenzioni contenute nel precedente viaggio interrotto.

 

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